Corso di Restauro
Lezione seconda
L'oraganizzazione di un laboratorio
La sede di un laboratorio deve essere confortevole e quanto più spaziosa possibile, non pensiate di avere spazio a sufficienza, prima o poi vi accorgerete che non è vero.
L'ideale sarebbe avere due o tre locali separati, per la falegnameria, la rifinitura e il magazzino. L'umidità e il freddo possono creare non pochi problemi, assolutamente da evitare, soprattutto l'umidità delle cui conseguenze parleremo in seguito. La luminosità è un'altra caratteristica da considerare, la luce artificiale, soprattutto quella prodotta dalle lampade al neon, cambia tonalità al colore del mobile, attenuando la componente rossa del colore e quindi rendendolo meno piacevole, le lampade ad incandescenza al contrario esaltano il colore rendendolo molto più caldo e piacevole.
L'organizzazione dello spazio, è logicamente personalizzata alle caratteristiche della sede che si ha a disposizione, anche in un locale unico cercate di tenere separata la zona della falegnameria da quella per la rifinitura. Se avete macchine utensili non sacrificatele mai in zone anguste, tenendo conto della possibilità di lavorare pezzi di grandi dimensioni.
L’attrezzatura in dotazione ad un laboratorio di restauro è composta dai più comuni attrezzi per la lavorazione del legno (martello, pialla, sega, ecc.) e da altri utensili meno comuni e conosciuti, ormai caduti in disuso, che comunque sarebbe bene non farsi mancare. Analizzeremo in maniera abbastanza approfondita alcuni di questi utensili, fin da ora.
Le pialle. Uno degli strumenti più utilizzati in laboratorio, oltre alla pialla classica ci sono: la sponderuola, che è una pialla senza coste laterali, esiste di varie larghezze, la pialla per modanature, conosciuta anche con il nome di bastone, ha la lama sagomata in una moltitudine di forme, serve per fare cornici di tutti i tipi, il tipo di bastone più usato e quello a profilo tondo (vedi fig.1), n’esistono di varie misure e sarebbe bene averne il più possibile.

Questi tipi di pialle sono ormai impossibili da trovare in commercio, tranne forse le spondaruole ( fig. 2), possono essere in ogni caso costruite in laboratorio, almeno quelle a lama tonda che ci danno la possibilità con l’ausilio delle spondaruole di costruire qualunque tipo di cornice o quasi.
(Fig. 2)
Scalpelli e sgorbie.
Gli scalpelli sono usati quotidianamente in un laboratorio di restauro, anche questi esistono di varie misure, conviene averne il più possibile, anche se le misure più usate sono quelle comprese tra il 15 al 30 mm. Caratteristica fondamentale perché uno scalpello funzioni è l’affilatura che deve essere perfetta e ripetuta anche mentre si lavora, uno scalpello che taglia poco non serve, quindi munitevi di una buona pietra ad olio e tenetela sempre a portata di mano, inoltre non accontetatevi di scalpelli di infima qualità, il costo elevato dell'utensile verra ammortizzato in breve tempo. Tra gli scalpelli ce né sono alcuni molto particolari come quello inginocchiato (fig.4), il bedano, scalpello con lama più spessa che serve per fare le mortase (la femmina degli incastri). Le sgorbie da intagliatore sono un’utensile molto utile in falegnameria, a patto che vangano affilati in maniera quasi perfetta, non solo per fare intagli ma anche per rifinire cornici, o integrazioni di legno nuovo sull’oggetto del restauro, anche di questi né esistono molte misure e profili, appena sarà disponibile troverete on-line un catalogo con tutti profili più usati.
(Fig. 4)
Tra la vostra dotazione inoltre non potranno mancare, un seghetto per impiallacciatura, uno da traforo, un truschino o traccia-linee (fig.3), una martellina da impiallacciatura, un coltello per segnare (in alternativa alla classica matita meno precisa).

In seguito prenderemo in considerazione tutti gli utensili che si usano in un laboratorio di restauro, alcuni molto specializzati, nella maggior parte dei casi andranno fabbricati, in quanto non si trovano in commercio, quindi vi indicheremo tecnicamente come costruirne la maggior parte.